Beni confiscati a Cerignola, imprese generano economia


Le cooperative sociali AlterEco e Pietra di Scarto gestiscono beni sottratti alla criminalità, offrendo percorsi di inserimento lavorativo, attività di formazione ed educazione alla legalità

Marco PanzarellaRedattore lavialibera

23 settembre 2026

A tre chilometri dal centro abitato di Cerignola, in provincia di Foggia, la cooperativa AlterEco gestisce due beni confiscati alla criminalità organizzata – Terra Aut e Michele Cianci –, che oltre a essere presidi di legalità sono imprese sostenibili in grado di generare lavoro. Una delle fondatrici è Dora Giannatempo, che nel 2008 ha deciso di costituire la cooperativa sociale insieme a Vincenzo Pugliese (attuale presidente) e Alberto Camporeale, tutti reduci da un’esperienza di servizio civile e associazionismo.

Diamo linfa al bene. Il 2% Fug ai beni confiscati

“La nostra storia è nata dal basso – racconta a lavialibera – cominciata con la partecipazione a un bando della Regione Puglia destinato ai giovani. A quel tempo non sapevamo nulla di Libera e dei beni confiscati, volevamo solo provare a fare impresa a Cerignola coinvolgendo persone che provenivano da percorsi di fragilità, a cui magari era stata concessa la messa alla prova per estinguere i reati. Nel 2009 abbiamo fondato il presidio di Libera e, insieme ad altre associazioni, siamo riusciti a mappare i beni confiscati a Cerignola. Con un secondo bando ci è stata affidata la gestione del bene che abbiamo chiamato Terra Aut, come la radio fondata da Peppino Impastato: sette ettari di terreno, coltivati in larga parte a uva da tavola, e un immobile appartenuti al boss Giuseppe Mastrangelo”.

Raddoppiati in cinque anni i Comuni che pubblicano l’elenco dei beni confiscati

Mastrangelo è stato arrestato a metà degli anni Novanta nell’ambito dell’operazione Cartagine coordinata dalla Direzione investigativa antimafia di Bari, che ha smantellato un’associazione specializzata nel narcotraffico internazionale tra il Sud America e l’Europa.

Un nuovo inizio

“La prima sorpresa è stata scoprire che al bando per l’assegnazione del bene c’eravamo presentati solo noi, la seconda che qualcuno aveva devastato tutto: porte, finestre, muri. Come se non bastasse, avevano anche sversato rifiuti sul terreno, comprese molte lastre di amianto. Ricordo un profondo senso di scoramento, ma per fortuna Comune e Regione Puglia ci hanno sostenuto per bonificare la terra e così ha avuto inizio la nostra avventura”.

Terra Aut è un bene confiscato al boss Giuseppe Mastrangelo, arrestato negli anni Novanta durante l’operazione Cartagine

Dopo i primi raccolti, l’assunzione di alcuni operai specializzati e il coinvolgimento di persone inserite in percorsi di giustizia riparativa, la svolta è arrivata grazie a un accordo siglato con Coop che prevede pacchetti formativi pensati per le scuole e dedicati all’educazione al consumo critico. “In quell’occasione siamo riusciti a convincere i dirigenti a mettere sui loro scaffali i nostri prodotti trasformati, come la confettura di uva o le zucchine sottolio”.

Beni confiscati, il riuso come rigenerazione

Oggi AlterEco gestisce 14 ettari di terreno: sette a Terra Aut e altrettanti in un secondo bene confiscato dedicato alla memoria di Michele Cianci, preso in gestione nel 2020 in collaborazione con altre cooperative del territorio, dove si coltivano orticole e si produce vino rosso e rosato. I lavoratori impiegati nei due siti sono una quindicina tra operai, persone messe alle prove e che usufruiscono di borse lavoro. Altro personale si occupa di formazione e della struttura ricettiva, l’ostello Giuseppe Di Vittorio, costruito grazie ai fondi ottenuti per ristrutturare Terra Aut. “Al primo piano ci sono le camere, al piano terra la cucina, una stanza per le riunioni e la bottega CENTONOVE/novantasei dove vendiamo i nostri prodotti. Il bene si trova in una posizione strategica sulla via Francigena del Sud, che collega Cerignola a Canosa”.

In questo momento sono in corso i lavori del nuovo centro di trasformazione (resi possibili grazie ai fondi del Pnrr) dove processare i prodotti raccolti nei due beni, fino ad oggi affidati ad aziende terze. “Il nostro grande obiettivo era chiudere la filiera e, a parte il vino, riuscire a trasformare tutto ciò che produciamo. Siamo una vera impresa sociale, presenti nei punti vendita Coop nel nord della Puglia”.

“Il nostro è un modello sostenibile perché diversificato. Al raccolto si affiancano vendita, formazione e ospitalità”, spiega Dora Giannatempo (AlterEco)

Un modello sostenibile perché diversificato, dove al raccolto, si affiancano vendita, formazione e ospitalità. “Di recente abbiamo vinto un bando della Regione Puglia per realizzare un campo da calcio inclusivo e inaugurare una scuola calcio sociale. Siamo in continua evoluzione e se oggi mi guardo indietro, a quando ci dicevano ‘ma chi ve lo fa fare’, mi sento orgogliosa del nostro percorso e dei progetti che siamo riusciti a realizzare. Questa estate, ad esempio, grazie a piccoli finanziamenti del Comune, abbiamo organizzato delle sessioni di pittura al tramonto, arrivando a 120 ingressi. Tutto ciò è stato possibile anche grazie al Comune di Cerignola: al di là del colore politico, l’amministrazione ha sempre assegnato molti beni ed è tra i più virtuosi d’Italia. Il messaggio da diffondere è che i beni confiscati non sono soltanto simboli, ma imprese reali che generano economia”.

Nel nome di Francesco Marcone

Rimanendo a Cerignola, da trent’anni la cooperativa Pietra di Scarto rappresenta un altro esempio vincente di agricoltura sociale e inclusione. Vi lavorano persone che arrivano dal carcere, da situazioni di fatica, fragilità, che scappano dalle guerre, ma anche giovani con disturbi dello spettro autistico, che dopo alcuni mesi di tirocinio retribuito sono stati assunti con un regolare contratto di lavoro. La coop, presieduta da Pietro Fragasso, coltiva pomodori, ulivi, vite, frutta e ortaggi, occupandosi anche della trasformazione dei prodotti. Dal 2010 gestisce il Laboratorio della Legalità, che porta il nome di Francesco Marcone, realizzato su un bene confiscato nell’operazione Cartagine al clan Piarulli, che ha utilizzato il sito come base logistica del traffico internazionale di stupefacenti.

Il Laboratorio della Legalità è stato realizzato su un bene confiscato al clan Piarulli, che aveva utilizzato il sito come base logistica del traffico internazionale di stupefacenti

Tre ettari di terreno agricolo e uno spiazzale in cemento di 500 metri quadrati sul quale è stato costruito il cosiddetto “bunker”, poi ristrutturato e convertito in laboratorio di trasformazione agroalimentare. “Per noi i beni confiscati sono dei monumenti di un nuovo risorgimento italiano – racconta Fragasso –. Ricordo che nel maggio 2010 non c’era nulla, quando arrivai insieme al vigile urbano mi consegnò le chiavi e mi disse ‘buona fortuna’. Le olive sono state il nostro primo prodotto, di grandissima qualità. E ancora oggi una bottiglia di passata di pomodoro racconta tutti quelli che ci hanno partecipato”.

A Castagneto Carducci, l’ex panificio uno spazio per chi necessita aiuto

Tra le iniziative promosse dalla cooperativa, eventi che promuovono pratiche commerciali etiche e sostenibili, ma anche incontri nelle scuole dedicati all’inserimento e all’inclusione della persona. Nel marzo 2024 è stato avviato il progetto “La radio dei poveri cristi”, un podcast realizzato in collaborazione con l’Istituto tecnico “Dante Alighieri” di Cerignola ispirato alla radio libera fondata nel 1970 da Danilo Dolci.

Il prossimo evento, in programma dal 1° al 3 ottobre 2026 al Laboratorio della Legalità, è il Festival dei Banditi, una rassegna con ingresso gratuito di incontri, cinema, libri, musica e approfondimento che celebra i trent’anni della cooperativa.

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