Il dibattito sul tetto del 30% agli studenti stranieri nelle classi arriva in Calabria e si confronta con una realtà molto diversa da quella delle grandi città del Nord. Qui, soprattutto nei piccoli comuni e nelle aree interne, il problema può essere addirittura rovesciato: non soltanto come garantire classi equilibrate, ma anche come evitare che il calo delle nascite e lo spopolamento facciano sparire la scuola dai paesi.
Il caso più emblematico è quello di San Basile, nel Cosentino. Qui l’avvio dell’anno scolastico è stato possibile anche grazie alla presenza dei figli delle famiglie accolte attraverso il Sistema di accoglienza e integrazione. La scuola elementare, a rischio chiusura per il numero troppo basso di iscrizioni, ha potuto continuare la propria attività.
È proprio da San Basile che parte la riflessione di Caterina Pugliese, coordinatrice del progetto SAI, secondo cui una regola nazionale dovrebbe tenere conto delle differenze demografiche e territoriali. Il punto non è negare eventuali difficoltà linguistiche o educative, ma evitare di applicare automaticamente lo stesso schema a una metropoli e a un paese dell’entroterra calabrese.
In Calabria percentuali molto alte, ma spesso su poche scuole
I dati relativi all’anno scolastico 2024/2025 consentono di fotografare la situazione prima dell’eventuale entrata in vigore della nuova disciplina. A livello nazionale, il ministero indica oltre 900mila studenti privi della cittadinanza italiana, mentre le scuole nelle quali la quota supera il 30% rappresentano una parte minoritaria del totale.
Il nuovo provvedimento annunciato dal governo dovrebbe concentrarsi, secondo le indicazioni fornite dal ministro Giuseppe Valditara, sugli studenti che non conoscono adeguatamente l’italiano, prevedendo anche eccezioni per chi ha già frequentato la scuola italiana e deroghe nelle zone dove non esistono istituti alternativi facilmente raggiungibili.
In Calabria il quadro è particolarmente frammentato. San Basile arriva al 66,7% di scuole in cui gli studenti stranieri superano il tetto, ma ci sono comuni nei quali la percentuale raggiunge il 100%. È il caso di Alessandria del Carretto, Plataci, Civita, San Cosmo Albanese, Carfizzi, Nocara e Camini.
Il dato, però, va letto con cautela. Nei piccoli centri bastano una, due o poche scuole per determinare percentuali molto elevate. La percentuale fotografa quindi una situazione reale, ma non equivale automaticamente alla presenza di grandi concentrazioni di studenti stranieri.
San Basile: quando l’accoglienza aiuta a tenere aperta una scuola
Il caso di San Basile rende evidente la particolarità calabrese. Nel piccolo borgo del Pollino la presenza dei bambini delle famiglie accolte dal SAI ha contribuito alla composizione delle classi e quindi alla continuità scolastica.
Quei bambini non sono arrivati nel paese per raggiungere una quota di iscritti, ma all’interno di un percorso di accoglienza e oggi fanno parte della comunità scolastica. La scuola, in un paese di piccole dimensioni, non è soltanto il luogo nel quale si svolgono le lezioni: è anche un presidio sociale e uno dei servizi che contribuiscono a mantenere vivo il territorio.
La domanda posta dalla Calabria è quindi diversa da quella che emerge nei quartieri delle grandi città dove la concentrazione degli alunni stranieri può essere molto elevata. In alcuni borghi calabresi il rischio è quello opposto: avere troppi pochi bambini per mantenere aperta una scuola.
Dai borghi del Pollino alla provincia di Reggio
I numeri mostrano una presenza molto diversificata. Oltre ai comuni con il 100%, Vaccarizzo Albanese e Bocchigliero arrivano al 75%, mentre San Basile e San Giorgio Albanese sono al 66,7%. Seguono San Martino di Finita e Cosoleto con il 50%, Scigliano e Montegiordano con il 40%, mentre Acquaformosa, Castelsilano e Calopezzati si fermano al 33,3%.
Ci sono poi realtà nelle quali la quota è decisamente più contenuta. Cerzeto e Santa Caterina dello Jonio sono al 25%, Rocca di Neto al 16,7%, Acquaro al 14,3%, mentre Tortora, Villapiana e Condofuri sono al 12,5%. Ancora più basse le percentuali di Lattarico, Cittanova, Cassano all’Ionio, Cariati, Nicotera, Lamezia Terme e Reggio Calabria.
Proprio il capoluogo dell’area dello Stretto rappresenta uno degli esempi più evidenti della differenza tra dimensione urbana e piccoli comuni: a Reggio Calabria la percentuale delle scuole oltre il 30% è del 6,2%.
La questione non è soltanto una percentuale
Il governo si prepara a intervenire rendendo più stringente una soglia già prevista da una circolare del 2010, ma il nuovo impianto dovrebbe legare il limite soprattutto alla conoscenza della lingua italiana, anziché alla semplice cittadinanza.
Per la Calabria, però, la discussione aggiunge un altro elemento: la dimensione demografica. In territori segnati da spopolamento, denatalità e riduzione degli iscritti, una politica scolastica uniforme rischia di incontrare situazioni profondamente diverse.
La storia di San Basile mostra così un paradosso: mentre il dibattito nazionale discute come evitare concentrazioni troppo elevate di studenti stranieri, in alcuni piccoli comuni calabresi la presenza di nuovi bambini può contribuire a evitare la chiusura della scuola. È una differenza territoriale che i numeri, da soli, non raccontano.
I comuni calabresi ordinati per percentuale
- Alessandria del Carretto – 100%
- Plataci – 100%
- Civita – 100%
- San Cosmo Albanese – 100%
- Carfizzi – 100%
- Nocara – 100%
- Camini – 100%
- Vaccarizzo Albanese – 75%
- Bocchigliero – 75%
- San Basile – 66,7%
- San Giorgio Albanese – 66,7%
- San Martino di Finita – 50%
- Cosoleto – 50%
- Scigliano – 40%
- Montegiordano – 40%
- Acquaformosa – 33,3%
- Castelsilano – 33,3%
- Calopezzati – 33,3%
- Cerzeto – 25%
- Santa Caterina dello Jonio – 25%
- Rocca di Neto – 16,7%
- Acquaro – 14,3%
- Tortora – 12,5%
- Villapiana – 12,5%
- Condofuri – 12,5%
- Lattarico – 11,1%
- Cittanova – 9,1%
- Cassano all’Ionio – 8,7%
- Cariati – 8,3%
- Nicotera – 8,3%
- Lamezia Terme – 7,4%
- Reggio Calabria – 6,2%
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